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Parmaalimenta Newsletter Comunicato: il degrado e l'erosione del suolo nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati

Comunicato: il degrado e l'erosione del suolo nei paesi in via di sviluppo e in quelli industrializzati


Nei giorni scorsi la FAO ha posto l'attenzione su un problema che indirettamente o direttamente sta colpendo diverse parti del mondo: si tratta del degrado delle terre coltivabili, che è in continuo aumento e colpisce oltre il 20 per cento di tutte le superfici coltivabili, il 30 per cento delle foreste e il 10 per cento delle praterie.

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Dallo studio effettuato dalla FAO è emerso che il declino a lungo termine della funzione e della produttività degli ecosistemi colpisce 1,5 miliardi di persone (un quarto della popolazione mondiale), poiché esse dipendono direttamente da questi territori degradati.

Il degrado delle terre coltivabili, impoverimento del terreno dal punto di vista della fertilità, è causato soprattutto dalla cattiva gestione del territorio e va ad aggiungersi ad un altro grave problema legato al terreno, vale a dire l'erosione, esportazione graduale di suolo. Questi fenomeni non sono causati unicamente da fattori esterni, come i continui cambiamenti climatici, ma si tratta soprattutto di problemi legati all'utilizzo sconsiderato e sfrenato di uno dei beni più preziosi che abbiamo: la terra.

Uno sfruttamento intensivo dei terreni, la mancanza d'irrigazione, il disboscamento, l'interruzione dei corsi d'acqua con la costruzione di dighe, sono alcune delle cause di questi due fenomeni, che hanno conseguenze devastanti sia per gli ecosistemi sia per le popolazioni che vi abitano, come per esempio la scarsa produttività agricola, l'insicurezza alimentare, i danni alle risorse elementari e agli ecosistemi di base, la perdita di biodiversità attraverso le modifiche degli habitat. Conseguenze che si ripercuotono sulle specie animali, vegetali e sulle popolazioni, che spesso si trovano già in situazioni di fame e povertà, e vanno così ad incrementare la situazione di grave crisi alimentare che gran parte della popolazione mondiale si trova a dovere affrontare.

Il Burundi è uno dei territori che si trova a dover affrontare queste problematiche dell'impoverimento del suolo e dell'erosione dei terreni a causa dell'elevata concentrazione demografica e della povertà della popolazione che spesso per potersi nutrire e per poter incrementare le proprie entrate si ritrova ad effettuare interventi incontrollati di disboscamento e di estrazione di materie prime. L'unica fonte di energia per i fabbisogni domestici è infatti il carbone.
Proprio per combattere il fenomeno dell'erosione l'equipe di parmaalimenta cerca di diffondere tecniche di coltivazione secondo le curve di livello o a terrazzamento, soprattutto nelle zone collinari, tecniche colturali conservative e tecniche di rimboschimento attraverso la coltura di piante da frutta per diffondere l'idea di una gestione più sostenibile del suolo.

I fenomeni del degrado e dell'erosione del territorio non colpiscono unicamente i Paesi in via di Sviluppo. Lo studio della FAO ha dimostrato che dal 1991 queste problematiche si stanno estendendo a nuove zone.

Prendendo in considerazione il territorio di Parma, il Dott. Nicola Dall'Olio dell'Assessorato all'Agricoltura della Provincia di Parma, ha messo in evidenza che nelle zone di collina il rischio più frequentemente riscontrato è quello dell'erosione dovuta all'azione delle acque meteoriche sui terreni in pendenza e soprattutto ai diffusi movimenti franosi ma, negli ultimi anni, i terreni più a rischio di erosione e di frana sono stati abbandonati e stanno subendo un processo di rinaturalizzazione (estensione delle superfici boscate). Per quanto riguarda invece i suoli della pianura parmense, e in generale padana, il problema principale è il degrado legato allo sfruttamento intensivo connesso con le monocolture, anche se i fenomeni di calo della fertilità e della qualità del suolo sono ridotti o scongiurati grazie ai consistenti e costanti apporti di sostanza organica e di elementi di fertilità sotto forma di liquami e letame di origine zootecnica, nonché da un sistema produttivo incentrato sulla rotazione colturale e la produzione di foraggi per l'alimentazione degli allevamenti bovini da latte inseriti nella filiera del Parmigiano-Reggiano.
Si tratta quindi di un suolo altamente produttivo e di alta qualità che viene però sempre di più minacciato dalla continua espansione urbana ed infrastrutturale che lo rende frammentato e lo sottrae all'agricoltura.
La conseguente riduzione della superficie agricola utilizzabile, oltre ad avere rilevanti impatti paesaggistici e ambientali, rappresenta una seria minaccia per il comparto agro-alimentare provinciale e rischia, in prospettiva, di compromettere quello stretto legame tra territorio e produzioni che sta alla base del radicamento e della riconoscibilità dei prodotti che hanno reso celebre a livello internazionale la Food Valley. 

Troppo spesso dunque il terreno destinato all'agricoltura è sempre meno esteso, è mal gestito, è troppo sfruttato e addirittura abbandonato, e questo sta accadendo, in diversi modi, un po' in tutto il mondo. Vi è ancora scarsa attenzione per un problema che necessita invece politiche mirate e interventi diretti, poiché l'agricoltura è alla base dell'economia di molti paesi ed è prima di ogni altra cosa alimentazione.