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Gravi violazioni dei diritti umani nella zona del delta del Niger

Amnesty International ha presentato nei giorni scorsi un rapporto in cui denuncia le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nel delta del Niger allo scopo di sfruttare i giacimenti petroliferi di cui è ricca la zona. Particolare preoccupazione suscitano le conseguenze provocate dall'inquinamento rispetto alla sicurezza alimentare.

Amnesty International ha presentato il rapporto "Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger", in cui indica le precise responsabilità delle compagnie petrolifere attive nella zona del delta del Niger tra le quali la Shell e l'azienda italiana Eni Spa che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil Company (Naoc).

Nella zona del delta del Niger si trovano enormi depositi di petrolio, estratto per decenni dal governo della Nigeria e dalle imprese multinazionali. Dal 1960 il petrolio ha generato un guadagno stimato intorno ai 600 bilioni di dollari. Ciononostante, la maggioranza della popolazione vive in povertà senza accesso adeguato ad acqua pulita o all’assistenza sanitaria.
L’inquinamento ha danneggiato il suolo, l’acqua e l’aria, contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, il diritto a un adeguato standard di vita (nel quale sono inclusi il diritto al cibo e all’acqua) e il diritto di guadagnarsi da vivere lavorando. Centinaia di migliaia di persone subiscono queste violazioni dei diritti umani, in particolare i più poveri.
Particolarmente gravi sono le conseguenze legate alla sicurezza alimentare: l’inquinamento uccide i pesci e ne compromette la riproduzione, causando danni immediati e a lungo termine alle riserve; inoltre danneggia gli equipaggiamenti da pesca. Le fuoriuscite e i rifiuti delle discariche hanno seriamente danneggiato la terra agricola. Gli effetti a lungo termine includono danni alla fertilità del suolo e alla produttività del terreno, che in alcuni casi possono prolungarsi per decenni. In numerosi casi, le conseguenze delle perdite di petrolio sul suolo hanno minato l’unica fonte di sopravvivenza delle famiglie.
Il rapporto descrive inoltre le fuoriuscite di greggio, il gas flaring (torce di gas), le discariche di rifiuti e gli altri impatti ambientali delle compagnie petrolifere. La maggior parte delle prove sull'inquinamento e sui danni all'ambiente raccolte da Amnesty International e illustrate nel rapporto, riguarda le attività della Shell, la principale compagnia petrolifera che opera nel Delta del Niger.

La Sezione italiana di Amnesty International ha inviato una copia del rapporto anche all'amministratore delegato di Eni Spa, Paolo Scaroni, al quale ha chiesto un incontro per discutere nel dettaglio le conclusioni della sua ricerca e le raccomandazioni rivolte alle compagnie che operano nel Delta del Niger.
Amnesty, attraverso il suo sito internet, ha anche lanciato la sottoscrizione di un appello per chiedere al Governo della Nigeria e all'Amministratore delegato della di procedere alla bonifiche dei siti colpiti da inquinamento e di essere trasparenti circa l'impatto che l'industria del petrolio ha sui diritti umani nel delta del Niger.